Perché la Musica

Anche se fondamentale per la disciplina personale, e per la consapevolezza del proprio talento e soprattutto dei propri limiti, le lezioni di musica non consistono solo in un percorso di acquisizione di competenze tecniche ed espressive, dai ritmi più elementari sino alle vette dell’interpretazione artistica. La pratica musicale strutturata assume un significato ancora più importante: investe totalmente la sfera emozionale e psicologica del musicista. Nei più piccoli, ma anche negli adulti, fare musica è decisivo per la formazione e lo sviluppo della personalità individuale e per la qualità delle relazioni interpersonali. Cruciale innanzitutto il rapporto tra allievo e docente, che con il tempo diventa sempre un rapporto straordinario: mi stupisce ancor oggi ripensare alla profondità della relazione con il mio Maestro (mai ex Maestro, come mai io un suo “ex” allievo) e a quanto di non detto eppure così vivo e chiaro e profondo ci sia nel legame con i miei di allievi, molti oggi a loro volta musicisti e insegnanti di valore. E’ una sorta di complicità nel condividere un accento, uno sguardo, una nota tenuta, intrecciando sensibilità potremmo dire armoniche. Una vera scuola di musica innesca su queste affinità speciali un fattore di moltiplicazione: il senso di appartenenza. Le orchestre, le band, i cori, i saggi, e perfino le classi di solfeggio, sublimano e allargano il cerchio virtuoso, ad abbracciare con la musica in tutte le sue forme l’intera comunità. Questo spirito Greta, di 7 anni, lo coglie e ce lo racconta con il suono meraviglioso del suo violino e con il disegno che abbiamo appeso in bacheca, insieme a molti di tanti altri piccoli allievi.

Marco Pisoni, direttore

 

 

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